Un variegato mondo di oggetti in ceramica che si stagliano su tutto il resto che li circonda, ora per il loro singolare e indiscusso fascino cromatico e ora, invece, per le più diverse e suggestive fogge che essi di volta in volta assumono. Si tratta dell’universo creativo di Fiorella Schiatti, che da sempre si occupa di questo particolare tipo di produzione artistica, fatta di vasi, piatti, pannelli decorativi e altre composizioni del più svariato genere.
L’originalità dell’artista sta soprattutto nel fatto che essa per lo più utilizza, nella lavorazione delle opere in ceramica, due tra le più accattivanti e allo stesso tempo difficili tecniche in auge, nel mondo occidentale, da qualche decennio a questa parte, con risultati di sicuro effetto e di alta spettacolarità, il “Raku” giapponese e il “Colombino” di antichissima origine.
Il “Raku”, nato in Giappone nel XVI secolo dopo Cristo, è strettamente collegato alla dottrina di vita del Buddhismo Zen e presenta come principale caratteristica, dovuta al particolare metodo di cottura e di rapido raffreddamento delle opere, un caleidoscopico sfavillio di grandi iridescenze cromatiche, mentre la lavorazione a terre naturali con tecnica a “Colombino”, chiamata anche “Baco” o “Lucignolo”, risalente addirittura al Neolitico e consistente nell’applicare vari cordoncini di argilla (appunto i cosiddetti “colombini”) uno sull’altro, consente di creare vasi, ciotole e altri oggetti simili di grande compostezza, armonia ed eleganza.
Fiorella Schiatti si distingue, nella sua creazione di opere raku, per il fatto di non adeguarsi pedissequamente alla consueta tipologia dei soggetti normalmente rappresentati dai cultori di questa particolare tecnica artistica, in genere piatti, vasi, tori, pesci, maschere, torsi di donne e di guerrieri. L’artista sa infatti rinnovare e modernizzare i soggetti stessi, che nel caso delle figure di Fashion 1 e Fashion 2 assumono un gradevole aspetto fresco e disinvolto, mentre la composizione a grandi tessere colorate del Paravento Raku è di tendenza spiccatamente astratto-geometrica e altre opere, come ad esempio il Piatto Raku, sono invece un po’ più tradizionali, anche se bisogna dire che nel complesso in questo specifico segmento di lavori, tra loro piuttosto eterogenei, l’artista tende in genere a indulgere un pochino più del necessario al gusto della pura decorazione e dell’effetto meraviglia.
Certamente più raffinati e significativi, tanto dal punto di vista della qualità tecnico-formale quanto da quello dell’espressività artistica e dell’afflato poetico, i vasi realizzati da Fiorella Schiatti a “Colombino”, di notevole intensità emotiva nel loro maestoso e insieme leggero esibirsi al pubblico, quasi pronti a farsi “sfogliare” strato dopo strato, cosa che in fin dei conti è la caratteristica peculiare di questa modalità unica di lavorazione delle terre naturali, un modo per dare vita e parola alla materia apparentemente inerte.

16 settembre 2008             

                                                                  Silvano Valentini
Critico d'Arte